giovedì 26 febbraio 2015

,

Uroboro



Se devo essere sincero non ci sono grandi cose di cui debba lamentarmi... non vivo in condizioni di completa indigenza, non ho problemi di salute né sono stato vittima di qualche dramma traumatico, di quelli da film o da lustri di analisi. La fregatura, la mia, è che io, ancora, nonostante tutto, in quella trama trentennale che è la mia vita, non sono ancora riuscito ad entrare in empatia con il protagonista.
La totale assenza di autostima, in soldoni, aggiunta alla tossicodipendenza ed il lavoro che stavo facendo hanno scaturito la crisi. Che poi, ste tre cose, sono nient'altro che l'uroboro della disgrazia del sottoscritto ovvero: mi disprezzo perché faccio l'operaio, lavoro per potermi drogare e mi drogo perché mi disprezzo... ma poi, alla fine, arriva quel giorno in cui ti senti sazio, sereno e rassegnato, e in più ti accorgi che è pure lunedì, quindi che fai? Io vedevo una risposta sola, la solita che mi rimbombava in testa da qualche giorno: morire. 
Avevo così tanto perduto la stima nei miei confronti che crepare era l'unica soluzione. Nella mia vita, pensavo, avevo sempre covato inconsciamente questa volontà perché non ho mai provato a diventare qualcosa di diverso da una nullità... non ho mai cercato di crescere e di migliorarmi. Io sono la parte oscura, quella vera, dello spiantato che coltiva l'apatia come un bonsai, io sono quel personaggio che mai potrebbe entrare a far parte dei libri sui trentenni di Nick Hornby o persino di Fabio Volo... io, che non ho lavoro e non lo cerco... io che non ho qualità e non sgomito per farmi spazio nel mondo... io che vivo ancora con mia mamma, io che mi sono condannato all'infelicità perché non so mai davvero quello che voglio... il mio motore interno è la pena: voglio essere dove non sono, voglio vivere in tempi che non esistono più... sarei capace di trovare ogni scusa pur di continuare a commiserarmi.
Voglio però spezzare una lancia in favore di me stesso poiché un paio di cose che penso riguardo al lavoro credo che siano più che sacrosante. Prima di tutto per me il lavoro è come una divinità pagana, ti costringono ad adorarlo e talvolta richiede qualche sacrificio umano. E poi lo odio, si, io lo odio davvero e tanto meno lo concepisco, non riesco a comprenderne la logica: fare qualcosa che non sopporti, in un luogo che ti nausea. E tutto questo la fai per? I soldi, capito, per i soldi! Quindi, mi chiedo, dov'è tutta quella nobiltà in questo lavoro? Dov'è, vorrei saperlo, perché io proprio non riesco a vederla anzi, per chi può, tanto vale fare la puttana che così più o meno sarà la stessa cosa ma, e questa mi sembra una cosa da non sottovalutare, non di meno avrai lo 0,02% di probabilità di provare piacere.
Io, per esempio, lavoravo in fabbrica, a ''somministrazione'', come ci definisce lo stato, pensando che la dignità latente del lavoratore interinale sopperisca con la delicatezza del nome da bevanda affibiatogli... e, onestamente, lavorando in fabbrica, un paio di cose le ho capite molto bene... la prima è che me lo sono meritato, io, di trovarmi lì dentro, dato che per pigrizia non ho mai cercato di innalzare il mio livello lavorativo in altri ambiti; la seconda, la più tremenda, è che la fabbrica non è mai la prima scelta ma il punto d'arrivo della rassegnazione... è, sta scrofa, l'ultimo posto in cui vorresti andare a sprecare il tuo tempo. Prova a chiedere a dei marmocchi cosa vorrebbero fare da grandi, le loro risposte saranno le più disparate, da astronauta a camionista, da scienziato a contadino, persino quello!, ma l'operaio... nessuno di loro sentirai nominarlo. Sarà forse l'imprinting o quello che vuoi ma persino i bambini l'hanno già capita la fregatura di finire a lavorare in fabbrica.
La droga invece è un problema leggermente più complesso. Mettiamola così, di tutti i difetti attribuiti alle droghe io, in realtà, ne ho trovato uno ed uno soltanto: che finiscono... dato che la maggior parte delle persone invischiate in problemi di sostanze stupefacenti hanno problemi quando questa finisce, la droga, e sono disposti a tutto pur di procurarsela. La dignità è la prima cosa che dànno via e, alla fine, mettono sul piatto addirittura la propria libertà perché, sin dall'alba dei tempi, la soddisfazione di un bisogno è sempre la prima della lista da spuntare... a qualsiasi costo. Nessuno, infatti, nessuno sa vivere il presente meglio di un tossicodipendente... per lui non esiste né ieri né domani, conta solo oggi, anzi, l'adesso: adesso è il momento di farsi, adesso è il momento di comprare la dose, adesso è il momento di riuscire a tirare su qualche soldo perché sto iniziando a sentire un po' di calo, adesso... adesso sono fatto e basta. E' così, alla lunga, che inizia il giogo della dipendenza. Di norma è già difficile riuscire a toglierselo... diventa impossibile farlo quando poi non hai alcuna stima verso te stesso. Questo è il punto più dolente dei tre motivi della Crisi: la mia disistima. Da quel che mi ricordo ho sempre avuto problemi con me stesso... non mi sono mai piaciuto realmente. Va detto che di questo non è del tutto colpa mia, di mezzo c'è l'ereditarietà genetica da parte di mia mamma. Ma ciò non giustifica certo del tutto i miei comportamenti passati, mentre attendevo che scendesse dal cielo la già citata manna così, solo per me... senza mai provare a cimentarmi in qualcosa, per una mia idea, che mi venisse in soccorso ed innalzasse il mio status professionale ed economico mentre io l'aspettavo senza far niente. E' così che sono finito a fare l'operaio occasionale e, addirittura, a sperare che questo occasionale divenisse un giorno fisso... qui l'asticella di auto-sopportazione che avevo venne ampiamente superata e, al buio della depressione secondaria e di quella oppiacea, ecco che mi ritrovai nel Reparto Psichiatrico. 
Adesso posso dirlo in tutta serenità, mentre allora non vedevo alcuna via di scampo... certi drammi assomigliano ad una scureggia vestita: proprio quando pensi di esserti smerdato completamente ecco che in realtà hai soltanto strisciato le mutande.

0 commenti:

Posta un commento

Non hai niente di meglio da fare che commentare? Prego, accomodati (affanculo)...

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...