La primavera è la stagione che meno preferisco... Per noi depressi che agognamo la fine, vedere nascere la stagione degli inizi, è davvero un brutto colpo. È come se Madre Natura ci prendesse a calci nelle palle per farci accorgere di cosa ci sta accadendo attorno: tutto molto bello se non fosse per quel dolore lancinante alle gonadi.
La Primavera, come ogni anno, è sempre lì, dietro l'angolo, pronta a ricordarmi il limite della mia mediocrità: è la stagione degli alberi in fiore, delle giornate che si allungano, dell'impollinazione e dello sbocciare delle piante, dei mille profumi... mentre io, invece, mi trascino faticosamente il mio orribile corpo con la morte nel cuore. È dura pensare ad un nuovo, ennesimo, inizio quando si agogna non essere... chiedo scusa per il mio patetismo ma sta maledettissima stagione mi deprime e mi scoraggia. Incredibilmente divento più negativo del solito, i pensieri di morte si fanno più presenti e devo pure cambiare il guardaroba!
Mi tornano in mente, in questo periodo, i ricordi di quando ero bambino, di quando ero sereno, di quando ero, in un certo qual modo, sano. Sono gli odori a fottermi, accidenti a Proust, al tempo perduto ed alle mezze stagioni... mi viene in mente quando aprivo le finestre, nel momento del tramonto, ed un brivido di gioia mi attraversava il corpo: la scuola stava finendo e la Primavera era il dolce preambolo dell'estate.
Niente mina di più l'autostima delle aspettative non mantenute... tutto quel senso di onnipotenza che sentivo quando avevo tutta la vita davanti si infrange prepotentemente contro la nullità patetica che sono diventato... quando viene a mancare l'entusiasmo, quando realizzi concretamente ciò che hai innanzi, ecco, quello è il momento in cui crollo, in cui mi rassegno. E la rassegnazione è come l'herpes, una volta che ti ha toccato non ti abbandona.
Sono vittima della mia malinconia e la Primavera è qua, maledetta, a ricordarmelo senza pietà, senza un briciolo di delicatezza.
Nonostante i sensi di colpa, l'istinto di sopravvivenza e la sdrucciola curiosità del futuro, quando ti convinci di voler morire, in testa hai solo ed esclusivamente le motivazioni per cui vuoi farti fuori... ti ci senti quasi costretto ad ucciderti, così come ti senti - quasi in trance - di continuare ad andare a fare quello schifo di lavoro ogni misero giorno della tua vita: rassegnato ed inconsapevole. Io però vorrei solo dormire, andare in letargo, per tutto il periodo stagionale che coincide con la naturale gioia delle altre persone... è incredibile come la felicità degli altri aiuti a farmi sentire più depresso e gramo. Vorrei sparire, fuggire da me stesso, dimenticare il mio nome... solo quello, magari anche una sola volta, così, per sapere che effetto fa.
Ho sempre cercato un aiuto non richiesto nelle mie ragazze, le ho torturate, ammorbate, affievolite con la mia totale mancanza di entusiasmo... io, vittima di me stesso, mietevo vittime che dicevano di amarmi per poi abbandonarmi per non venire, a loro volta, sopraffatte dalla mia ingombrante personalità. Che crudeltà, Bardamu, davvero non è da te... non è normale sperare che un'altra persona possa riuscire a salvarti da te stesso, è piuttosto triviale se permetti.
Ieri sera alle otto e mezzo ero già a letto, ho iniziato a lacrimare così, senza motivi apparenti, con in testa soltanto l'idea di togliermi di torno da questo squallido essere penoso e petulante. È tutto così grottesco quando si tratta di me, non riesco a non provare quella sorta di simpatica repulsione che si prova per tutti coloro che, alla lunga, continuano sempre a piangersi addosso. Non riuscirò a scampare da me stesso, devo soltanto aspettare il momento più idoneo in cui riuscirò ad abbassare la guardia e liberarmi di me... non posso dire di non aver cercato soluzioni ma il loro unico risultato è stato quello di aver ingigantito la parola FALLITO più di quanto riesca a tollerare. Ho paradossalmente più paura di vivete che di crepare anzi, a dire il vero, più che della morte ho paura di morire... che pena, che insulsaggini mi tocca scrivere, sono davvero fiero di me per quanto in basso sono riuscito a scendere.
In camera mia tengo ben nascosto un trincetto, nonostante non sia propenso ad usarlo la sua presenza mi rassicura... è la mia exit strategy. Non pensate male, non sono così patetico da venire a scrivere di velleità suicide per attirare compassione, è solo un oggetto, quieto, che se ne sta ben nascosto... è un amuleto, il mio portafortuna. E poi, a dire il vero, alla lunga una cosa l'ho capita cioè che in fondo, senza di me, la mia vita, sarebbe un vero e proprio mortorio.
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