giovedì 26 febbraio 2015

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L'Altalena




La gente sbraita, inveisce, mente, si lamenta, offende e sparla... di tutte le rivoluzioni, quella del linguaggio, è stata per l'uomo la più degradante. Quanto fiato e quanta enfasi ci mettiamo per produrre quei suoni che, in un modo o in un altro, influenzano costantemente la nostra vita. Il nostro vero dio è la parola... crediamo così tanto a questa sequela di rumori posti in un ordine ben preciso che dimentichiamo cosa effettivamente noi siamo... "Guarda quello... è un intellettuale", "Guarda lui... è solo un coglione ",''L'altro tipo invece è un poliziotto'' o un principe o un ladro o un santo... e come ci crediamo a questi titoloni! Ci crediamo così tanto che, da quel momento, loro smettono di essere umani... sono solo quello che le parole definiscono tale. E' questo che siamo,noi, tutto il mondo, dei logoteistiE le brutte notizie, si sa, arrivano sempre tramite le parole.
Fu con le parole che a mia madre cadde l'idea che aveva del suo bravo figliolo. Mentre le mostravo le braccia, quel lunedì dell'Ottobre scorso, le confessavo tutta la mia piramide di menzogne e malefatte che avevo combinato. Un tossico, ecco che cosa aveva ricevuto in cambio quella donna, dopo anni di amorevoli attenzioni, tentativi di avvicinamento, raccomandazioni ed un'onesta educazione... com'era possibile che quel ragazzo così tranquillo, mai molesto e piuttosto affidabile si fosse trasformato in un tossicodipendente e, addirittura, anche in un potenziale suicida? Non sapeva proprio cosa dire mentre, sotto la luce calda della cucina, mi guardava gonfia di rabbia, delusione e lacrime.... non c'erano altre parole se non di rinfaccio o di rimbrotti. La potevo capire... purtroppo l'istinto di rivalsa è il primo a manifestarsi di fronte alle brutte sorprese... e le sorprese sono come le erezioni: di solito inaspettate, oppure dolorose, spesso sono piacevoli ed altre volte sono imbarazzanti ma può capitare, e non sai neanche tu come cavolo sia potuto succedere ma, può accadere, che talvolta te le ritrovi dritte dritte su per il culo. 
Io avevo tentato di farmi fuori. Prima ho provato con l'elio, ma non ha funzionato... quindi mi feci forza ed andai ad Arezzo a comprarmi tanta Eroina per quanti soldi avevo. Dati i miei consumi giornalieri, usarne 20 volte di più del solito, pensavo, mi avrebbe fatto uscire di scena in modo totalmente indolore, con un'overdose. Non ho tanto paura della morte quanto del morire, quindi dovetti scegliere per il metodo meno penoso che mi veniva in testa. Non biasimatemi, non ne vale la pena... e poi, che cos'è un suicida se non qualcuno che preferisce sbirciare il finale prima di doversi sorbire tutto il film? Manco la roba funzionò, il motivo fu dovuto alla mia sesquipedale incapacità di bucarmi: era la prima volta che lo facevo e, per un agofobico come me, non fu affatto facile... e, in più, anche dalla poca capienza delle siringhe da insulina. Avrei dovuto comprare una siringa più grande, perché con le insuline dovetti farmi sei buchi, uno dietro l'altro... cosa pressoché impossibile, per un neofita, da mettere in pratica in brevissimo tempo... senza contare che, venni a sapere, se non te la spari tutta insieme, quella quantità ingente di roba, difficilmente collassi. 
Quel giorno dovevo proprio togliermi di mezzo, cazzo, non riuscivo a vederne una che fosse una via di scampo... un'unghia rotta corrispondeva ad un arto mozzato, per me, in quello stato. Venni a sapere che quella nient'altro era che banale depressione.
Il giorno dopo, infatti, mi trovai, in tarda serata, ricoverato in ospedale nel reparto psichiatrico. La psichiatra del SIM, la dottoressa Lovari, non aveva dubbi: mi doveva ricoverare sennò avrei potuto nuocermi ulteriormente... e non aveva tutti i torti, a dire il vero, perché già meditavo, io, che appena fossi tornato a casa da quella lunga gita con mia mamma, tra mio padre, il dottore di famiglia ed il SIM, mi sarei tagliato le vene con un trincetto che avevo nella tasca della vestina da lavoro. Non mi importava più del dolore, non potevo sostenere quella sensazione mista tra vergogna, pena, senso di colpa e mancanza totale di stimoli. Il fatto era che io non riuscivo ancora a capacitarmi di essere vivo... galleggiavo con la testa in un limbo buio e privo di recezione nei confronti di qualsivoglia impulso esterno. Non so se avrò detto cento parole in tutta la giornata, non mi venivano... un po' per i residui di tutti quei grammi di roba, un po' per via del fallimento che avevo, un'altra volta, confermato a me stesso.
Spesso ci chiediamo perché le persone possano compiere un gesto, ai più, considerato estremo... non lo riescono proprio a realizzare, la gente, che ad una persona, la vita, possa soltanto fare ribrezzo... come un cazzo di piatto di cibo che proprio non ti piace: puoi provare a buttare giù più bocconi possibile, anche per non contrariare chi te l'ha cucinato, ma alla lunga non è biasimevole il fatto che uno metta da parte il proprio piatto e si alzi da quella tavola chiassosa e petulante. Siamo solo un ammasso di trippe molli e defecanti, non capisco perché ci si dia tutta questa importanza... e poi diciamoci la verità, se uno non ha cercato di compicciare niente nel corso della sua esistenza, aspettando una manna dal cielo che non arriverà mai, sempre fermo, immobile, ostinato nel non cercare di migliorarsi, beh, non è così improbabile che la mia vita non mi sia di nessun interesse.
Mi ficcarono in reparto e mi caricarono di farmaci... in quel reparto funziona così: pillole per dormire, pillole per mangiare, pillole per stare calmi, pillole per stare svegli e, la più eclatante, pillole per non pensare... qui siamo tutti uguali, noi, i malati di mente, qui vige lo psicofarmacomunismo
Di gente malata ne ho vista lì dentro. Depressi, ansiosi, maniaci della persecuzione, psicotici e persone che sentivano le voci. Il mio soggiorno in ospedale, cinque settimane di vacanza, mi ha lasciato nuove conoscenze, una serie di pasticche da ingollare ogni giorno più volte al giorno ed un inedito tremore alle mani che non avevo mai avuto. Non mi vergogno di raccontare tutto questo, in fondo sono stato vittima di uno scompenso chimico, niente di più... vorrei però poter dire che adesso va meglio ma non è così, è sempre la solita altalena di sensazioni, che va su e va in giù, senza mai toccare veramente un vertice... sono normale: né troppo allegro né troppo triste... mi dondolo ma non mi muovo, rimango fermo sulla sella di quest'altalena nell'attesa di riuscire a scendere e camminare dritto.

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