lunedì 23 febbraio 2015

Come Cenerentola (Parte II)




Riassunto della puntata precedente: Bardamu, in discoteca, fa una ricca figur di merda con una bella ragazza per confermare a sé stesso (ed al resto del mondo) la sua sagace inettitudine.


Vorrei dirti che sei bellissima, vorrei chiederti il nome, vorrei sapere chi sei... vorrei lasciarti parlare per poi studiarti, come usi le mani, se gesticoli, dove volgi lo sguardo... poi, appena hai finito, prenderei il tuo viso, perfettamente ovale, tra le mie mani e lo bacerei dolcemente... senza alcuna velleità sessuale, con solo questo sentimento che non ha nome... non può essere amore come però non può essere arrapamento.
Purtroppo mi sono lasciato prendere dall'emozione ed ho bruciato la possibilità di non mostrarti la mia inettitudine sin da subito... è questo il bello di conoscere gente nuova, non sanno i tuoi trascorsi, le tue miserie e tutta la sfilza di difetti che ti porti addosso... e invece io ho subito cazzato alla prima frase... complimenti Bardamu, hai infranto un altro record delle tue incapacità sociali.
Mi guarda stranita. Non capisco se non ha inteso o se mi giudica un sociopatico che parla da solo.
"Non ho capito..." mi dice avvicinando il suo viso al mio orecchio... è così vicino che se mi voltassi potrei baciarla... sento il suo profumo, delicato, dolce... ed il suo alito, caldo, morbido. Ringrazio dentro di me la musica assordante.
Hai una seconda chance, vedi di non sprecarla. Sorridi e muovi la mano come dire "non è niente di che", temporeggia, cerca qualcosa di simpatico da dire, falla ridere... l'arguzia e l'umorismo sono sinonimo d'intelligenza, così non passi da coglione.
Lei non mi lascia tirare fuori alcuna frase ad effetto che mi dice: "Ti ho visto fumare... volevo sapere se mi puoi offrire una sigaretta..."
Ah.
"Ah." rispondo secco.
Lei guarda la mia delusione prendermi e trascinarmi nel baratro del niente, con un mezzo sorriso sul volto e gli occhi fissi sui miei. Che fregatura... tutta quella scena per una cazzo di sigaretta? 
"Beh?"
Ah già... tiro fuori il pacchetto e lascio che si serva da sola. Cerco di non essere troppo abbattuto ma sono giù di morale.
Si accende la sigaretta, dà una bella boccata e poi sputa fuori il fumo... non se ne va, rimane vicino a me. "Cosa avevi detto prima?"
Riprendo fuoco in un nanosecondo... ritorno dal nulla, con un sorrisone enorme, pronto a riprendere in mano la situazione... d'improvviso la domanda che le avevo fatto non mi suona così idiota. Certo, il tempismo non è stato il massimo ma, insomma, può darsi che possa aprirsi in un dialogo costruttivo...
"Non pensi che le discoteche siano quanto più di superficiale ci possa essere?", ripeto, con le pause giuste, per dare un senso di profondità maggiore alla mia domanda.
Lei annuisce appena mentre ascolta, alza gli occhi in su come a riflettere. Sembra che la domanda possa portare ad una discussione... "Siamo nel mondo dell'apparenza, no? Apparire prima di essere... questo è il nostro imperativo sociale. Quindi, che male c'è?"
"Per carità, nessun male... è soltanto triste."
"Perché?" mi chiede.
Sto per rispondere ma poi ho la brillante idea di proporle di andare fuori, nella sala esterna, per poter parlare liberamente senza l'interferenza di quella musicaccia orribile. Accetta. Usciamo.
L'idea di passare in mezzo ad un mucchio di persone con accanto quella bellezza mi fa sentire trenta centimetri più alto... sto dritto con le spalle, affettatamente, ad ostentare una postura che non ho mai avuto, fiero che mi si guardi con lei e mi si invidi. Che si chiedano, quei coglioni, cosa ci fa quella divina bellezza con un pennellone occhialuto e pure bruttino... che si incazzino!, in quell'effimero lasso di tempo che passa dalla visione di una coppia alla realizzazione della possibilità che un coso come me possa condividere il letto con una come lei. E' uno dei piccoli segreti della felicità, l'invidia... è una sensazione di potenza che ti eleva dal tuo solito rango e ti fa credere migliore della carogna che sei... soprattutto se sei un perdente come il sottoscritto, soprattutto se quello che mostri non corrisponde alla realtà.
Appena ci fermiamo, lontani dalle altre persone che stanno fumando ma, strategicamente, ben visibili, mi presento. Lei si chiama Sara, ha ventinove anni, è di Firenze ed è bellissima. Lo so che l'ho già detto ma vale la pena ripeterlo. E' alta quasi quanto me, sfiorerà il metro e ottanta, due gambe lunghissime che sottostanno ad un culo di giottiana memoria... i capelli, neri corvino, hanno una lucentezza del tutto particolare, le arrivano quasi alle spalle e la frangetta incornicia un volto perfetto. Quando sorride mi fa salire i brividi... anche se non so se quei sorrisi siano figli della circostanza o dell'imbarazzo o di diosacosa... fatto sta che adesso è con me, in un locale che comunemente è il luogo di ritrovo per chi si vuole divertire ed accoppiare, e mi sta sorridendo... sono pessimista, ok, è l'indole, ma tutto questo qualcosa, checcazzo, vorrà pur significare!
Iniziamo a parlare, io la fisso dritto negli occhi, senza scendere con lo sguardo allo scollo generoso che il vestito nero mette in mostra. Ascolto e ribatto, sorrido ed accendo sigarette su sigarette, di modo che lei non arrivi al penoso "Adesso rientro", sperando che le arcane forze coercitive delle buone maniere la portino ad aspettare che io finisca di fumare. Talvolta gliene offro una, lei cortesemente rifiuta. E' qua con un'amica che si è sperduta negli anfratti della Flog, si stava annoiando perché quel tipo di musica non le piace. No, caro il mio Bardamu, non entrare nella questione "musica" ché tanto lo sai che o ti deluderebbe o ti comporteresti da spocchiosa testa di cazzo... cambia discorso, chiedile di lei, fatti sentire interessato di qualsiasi cosa ma, cazzo, non la musica! Lavora come commessa al Club Della Moda, vicino a Piazzale Beccaria, gli studi di scienze politiche - dice lei - se li può cacciare su per il deretano tanto le sono serviti. Scopro che ha molte passioni... la fotografia, i classici della Disney e la musica... lascia perdere, tesoro, tanto non entrerò in quel campo minato. Io allora mi gioco la carta Diploma Superiore: le dico che mi sono diplomato come Fotografo alle Leonardo Da Vinci a Firenze... che, modestamente e falsamente, sono piuttosto bravo a fare le foto. "Quali?" mi chiede. Io colgo la palla al balzo ed elaboro una bella strategia: "Ritratti... a proposito: lo sai che tu saresti perfetta per una serie di foto? Ci hai mai pensato?"
Lei abbassa lo sguardo, sembra imbarazzata, mentre sorride. "Sì, a dire la verità me l'hanno già proposto più volte ma io, sinceramente, mi trovo più a mio agio dietro la macchina fotografica che davanti..."
"Lo sai che il tuo nome vuol dire Principessa in ebraico?" le dico così, al volo, leggermente brillo per il Mojito e per l'entusiasmo di vedere le facce degli altri impietrite, ogni volta che buttano gli occhi verso di noi. Lei sposta la testa sulla sinistra ed aggrotta la fronte. "Ché, dico, non lo sapevi?"
"No...", mi risponde Sara, come se l'avessi presa in contropiede.
"E dimmi... tra tutte quelle dei cartoni Disney qual è la tua principessa preferita?" le chiedo io senza sapere neanche come sta perla mi sia uscita fuori.
Ci pensa. "Uhmmm...", alzando gli occhi e stringendo le labbra... quanto vorrei appoggiarci le mie su quella bocca... "Cenerentola!" risponde.
"Perché?" le chiedo. 
Sorride... tra la malizia ed il divertito. "E' un segreto..."
"Ah sì? E quando me lo dirai?"
"La prossima volta che ci vedremo..."
A quel punto le gambe si sciolgono... se durante il nostro lungo dialogo ero stato piuttosto tranquillo l'idea che tra me e lei qualcosa si possa concretizzare mi fa salire quell'emozione ansiosa che non so controllare... il cervello mi si impalla... lagga che è una meraviglia. Com'è possibile che una ragazza così bella non solo sia libera ma sia, quasi, venuta spontaneamente da me per attaccare bottone... non riesco a crederci, mi limito a tenere un sorriso imbambolato che non riesco a nascondere.
"E quando ci vedremo?" le chiedo io, audace.
"Beh, quando mi porterai una scarpetta di cristallo ed io soltanto riuscirò ad indossarla..."
Apro le braccia... "Che numero porti?"
Lei ride. "Non ho certo i piedi lunghi come i tuoi!"
Sorrido malizioso: "...E non è l'unica parte del corpo che ho così ben sviluppata..."
Lei alza le sopracciglia e sbarra gli occhi, io le mosto le mani: "Infatti: guarda qua che dita affusolate che ho!"
Capisce la battuta e ride. Quant'è bella quando ride... ha una risata gentile, non grassa, educata e genuina.
"Solo mani e piedi, insomma? Nient'altro?", fa lei insinuante.
Alzo le mani. "No comment."
"Non vale!", risponde divertita.
"Se vuoi saperlo devi almeno portarmi fuori a cena, cara mia... mica mi avrai preso per uno facile! Sono un ragazzo serio io!"
"Senti ragazzo serio... ti va se ti bacio?"
L'erezione che avevo dal momento che mi ha alitato all'orecchio si fa più presente e dolorosa... mi sta chiedendo di uscire, il piccolo, non ne può più di starsene segregato in quell'anfratto buio e stretto.
"Ottima idea...", rispondo. Poi mi sposto, mi giro un po' di modo che sia visibile, a chiunque si trovi lì, la magnificenza di Sara...  la prendo tra le braccia e ci baciamo. 
Un bacio lungo, denso, bagnato ed eccitante. Mi avvicino a lei e le faccio sentire l'erezione che mi ha suscitato... allo stesso modo come si mostra, da bambini, il piatto pulito alla mamma per mostrarle che ciò che ha fatto è cosa assai gradita. Non le metto le mani sul culo o sulle tette, faccio il bravo cavaliere... anche se le mani, quelle manine affusolate, vorrebbero andare in avanscoperta verso zone più umide o protuberanti. 
"Senti, lo so che può suonarti brutto o troppo diretto... credimi, non sono così... ma ti va se andiamo in un posto più appartato?" chiedo dopo che ci siamo staccati, dopo che un lungo attimo ci ha tenuti legati con lo sguardo.
Lei mi dice: "Devo andare via, domattina lavoro."
"Lasciami il tuo numero..." le chiedo. Non provo delusione tanto è forte ancora l'emozione di aver baciato tale creatura.
"Aspetta, vado a cercare la mia amica e torno... ritroviamoci al bar, dentro..." dice lei allontanandosi. 
Le tengo la mano, mentre si stacca, e quasi non vorrei lasciarla... "Ok.." rispondo laconico.
Al bar aspetto che torni. Guardo il telefono: quasi l'una... mezz'ora che aspetto e di Sara nessuna traccia. Dove cazzo si è cacciata? Se n'è andata via? Perché? Non le sarà mica successo qualcosa? Cioè, cazzo, mi ha baciato... non può avermi scaricato così, insomma, è lei che mi ha voluto baciare, non sono stato io... quindi le è successo qualcosa veramente. 
Giro tutta la Flog, vedo i miei amici coglionare sulla pista ma di lei niente. E' pieno di gente il locale... è proprio una prova d'amore la mia ché da anni ho smesso di entrare in mezzo alle resse. Niente. Andata via. Non c'è, né al piano di sopra né alla fila per il bagno delle femmine... non è fuori, non è dentro, non c'è più. Possibile? Bah... 
Torno al mio muro, ormai sono le due passate. Mi riappoggio, deluso e depresso, a guardare i volti sorridenti e festosi di quelle persone che ancora non hanno capito nulla della loro banale natura di animali sociali.
A casa sono uno straccio... per tutto il viaggio non ho parlato con nessuno dei miei amici, ho fatto finta di dormire per non dover subire la pena di comunicare con loro ma in realtà pensavo solo a Sara... l'amarezza e lo sconforto sono più forti dei ritorni delle altre anonime serate passate nei locali. Mi metto sul letto e mi faccio una sega... errore madornale: masturbarsi dopo essere stati lasciati così equivale ad una botta di cocaina purissima: per pochi minuti sono al massimo dell'eccitazione ma poi, per il resto del tempo, mi sento una schifezza totale... almeno finché non mi addormento.

Domenica pomeriggio. Piazza della Signoria, Firenze. Sara sta passeggiando con una sua amica, parlando di cosa hanno fatto il giorno precedente. "Sai, dice Sara, ieri mi sono sentita come Cenerentola..."
"Non mi dire che hai trovato il principe azzurro!"
"No, no... ho troieggiato con un coglione per tutta la sera e verso la mezzanotte mi sono tolta dalle palle senza manco fargliela annusare."

1 commento:

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