lunedì 23 febbraio 2015

Come Cenerentola (Parte I)



Il sesso è una normale funzione biologica, per questo motivo penso che sia più educato espletarlo in solitudine... se fatto con una o più persone, a mio modesto parere, non è altro che mero esibizionismo. Ma il bello è quanto siamo disposti noi, la gente, a cadere in basso... ad umiliarci, giurare, promettere, fingere, tradire, pagare o recitare pur di avere diritto a quell'istante di piacere. Un piacere del tutto egoistico, accecante, che talvolta mi ripugna se penso a qual è il suo reale scopo: una truffa! Quando ti accorgi che quell'eiaculazione ha introdotto nella tua amichetta il tuo intruso allora capirai che il danno che hai appena fatto sarà la pena più costosa che tu possa mai pagare.
Suppergiù pensavo a questo mentre me ne stavo appoggiato ad un muro della Flog, sigaretta in una mano, piscio spacciato per Mojito nell'altra. Un'altra volta ancora mi è toccato questa squallida perdita di tempo... guardare gli altri che si divertono mentre io mi limito a guardarli, così, passivamente... purtroppo il mio è un modo piuttosto sdatto di comportarmi, socialmente intendo, tanto che se il copyright venisse esteso anche alla vita delle persone sicuramente gli eredi di Italo Svevo già mi avrebbero fatto causa tanto sono inetto. La commistione tra il mio carattere introverso, la mancanza di figura paterna più una naturale indole grottesca modifica ogni cosa seria, ogni dramma che affronto, ogni reazione rabbiosa... e tutte queste, ed altre, situazioni soccombono alla mia goffaggine e vengono sminuite, agli occhi altrui, proprio per il mio modo di pormi... è pressoché impossibile pretendere dignità quando si risulta ridicoli.
Così, onde evitare di abbassare ulteriormente il livello di autostima, se non sono fatto, mi comporto come un oggetto di arredamento del locale in cui vado. Osservo... è l'unica cosa che mi fa scampare alla noia guardare le persone che cercano di innalzare lo squallore quotidiano delle loro vite, in un modo (andando a rimorchiare, bevendo fino all'inverosimile, ballando...) o in un altro (guardando male tutti, cercando la rissa, menarsi...). Sono tutte così superficiali, queste persone, quando entrano dentro le discoteche... lasciano all'entrata i cappotti e le loro grane e cercano di dimenticarsi chi sono. Le discoteche sono quanto più di superficiale ci possa essere: vai là e cerchi di prendere contatto con la persona che più ti attira, senza sapere chi è, che cosa fa, cosa vuole dalla vita... cazzo, è una persona, ha dei trascorsi, ma lì dentro non ci sono nomi, parole, pensieri... si va là dentro principalmente per uno scopo soltanto. Ho sempre guardato con invidia a questo genere di persone, per loro è tutto più semplice, più ovvio... è come se avessero capito che sono i dettagli a rendere le cose più complicate e che sovente le rovinano... dai paesaggi ai delitti perfetti. Beati i superficiali, sono i miopi della Terra.
Questa gente aspetta il week-end come se fosse il giorno dell'avvento. Si dannano, la maggior parte della settimana, nell'attesa del venerdì o del sabato sera... senza accorgersi della reiterata penosità rituale di quelle serate. Non sono mai riuscito, io, a trovarci lo stesso entusiasmo che muove miliardi di giovani e meno giovani... lo trovo più che altro un controsenso: gente che va alla ricerca di altra gente solo per potersi ignorare in gruppo. Io sta cosa mica riesco a capirla... "Andiamo là che ci vanno un sacco di persone...", come se quel sacco di persone, poi, vai a conoscerlo uno ad uno. Starsene stipati in un buco con musica tonitruante, in mezzo a tipacci arrapati, incazzati, ubriachi o fatti, che ci crediate o no, questo, lo chiamano divertimento. Sono forse l'unico a percepire in tutto ciò un senso di noia e disagio? Cosa ci faccio io qua dentro? Le mie orecchie sono offese dai decibel delle casse, i miei occhi bruciano dal fumo passivo ed il mio naso, il mio povero naso, torturato dalle effusioni dei profumi che la gente continua a darsene a litrate come a coprire il puzzo di carogna ambulante quale è.
Nel mio angolo cerco di ricordarmi come ho fatto a farmi fregare un'altra volta dai miei amici... sono incazzato con loro per avermi trascinato qua e con me stesso per avermi dato l'ennesima prova di inettitudine sociale. Che poi cazzo mi chiamano a fare gli stronzi se sanno che io me ne sto sempre in disparte mentre loro ballano e ci provano con chiunque abbia un organo escrementizio femminile, Questa tortura della presenza proprio non riesco a fargliela capire. "Tu buttati... balla... aggancia qualche ragazza...", già, fosse facile! Io sono timido, porca puttana, non l'avete ancora capito? E, se permettete, la timidezza di questi tempi è un gran bel pregio: sai quanti rompicoglioni in più ci sarebbero se non esistesse?
Poi vedo lei. E' un colpo, secco, zac, esiziale, alla bocca dello stomaco con un ampio strascico di brividi lungo tutto il corpo. Bella da far male, si eleva, con la sua sola presenza, da quel marciume di mediocrità fatto di corpi sudati ed eccitati. Saranno forse le luci che la fanno splendere ma, mio dio, è stupenda. La fisso senza accorgermene, come se fossi imbambolato... o un pervertito... non mi prendo nemmeno la briga di guardarla di tralice per non farmi notare, metodo che adotto sempre per guardare le ragazze senza creare quel senso di fastidio ed invadenza che si manifesta quando qualcuno posa gli occhi troppo a lungo su un altro. Mi nota, lei, mi penetra con lo sguardo e mi stende... sento le vertigini... fortunatamente sono vicino al muro, cosicché ci appoggio la schiena a peso morto. Dalla sua espressione divertita mi rendo conto di avere sulla faccia la stessa espressione di un ebete il giorno di Natale... mi prende il panico: come devo stare? La bocca, cretino, chiudila! Lo sguardo, imbecille, volgilo ovunque tranne che verso i suoi occhi... ma che occhi che ha, Cristo, sembrano disegnati tanto sono ben fatti... il taglio profondo, leggermente orientale, rende il suo sguardo enigmatico ed ammaliante, penetra a fondo e denuncia una certa sveltezza mentale... combo devastante, direi, se unito alla sua bocca,,, ma... testa di cazzo, vuoi smettere di fissarla? Non capisco che cos'è... questa sensazione, come di possessione, come una dolcissima coercizione mi trascina verso di lei... eppure non ha senso, lo so! Manco ti conosco eppure già mi smuovi qualcosa dentro che neanche riesco a spiegarlo a me stesso, figuriamoci a te. Però mi piacerebbe tanto riuscire a dirti quello che mi ribolle nella ghirba, farti capire quello strana sensazione di confidenza che credo di percepire quando guardo la tua persona, come se tu possa essere una ragazza che conosco da sempre... con la quale mi sento totalmente a mio agio, anche se non ti conosco. E' assurdo tutto ciò, lo capisco... e tu intanto mi guardi con quegli occhi magnifici, non distogli lo sguardo da me... ma, ehi, mi stai guardando e... sorridi?! Do un'occhiata ai miei lati per un'eventuale presenza di qualcun altro vicino a me... no, non c'è nessuno... bene: passa all'attacco, Bardamu. Sorridile, non troppo ché sembri un pervertito né poco che sembri un demente... e soprattutto chiudi quella cazzo di bocca! 
Si sta muovendo verso di me, oddio, cosa fa, cosa vuole? Perché sono nel panico? Perché più lei si avvicina e più mi sento il cuore palpitare..? E'  direttamente proporzionale. Ok, fai come ti hanno insegnato alla Psicoeducazione, all'ospedale, per evitare gli attacchi di panico: respira profondamente col naso... 101, 102, 103... butta fuori con la bocca, senza farti vedere... 103, 102, 101... e ripeti un'altra volta l'operazione... eccola che arriva, riprendi il controllo, be cool, non comportarti come un verginello davanti al suo primo pezzo di fica. E' qua, è davanti a me... e adesso?
"Le discoteche sono quanto più di superficiale ci possa essere!" urlo a voce alta, nelle sue orecchie, d'improvviso... 
Idiota.
E' finita.

Continua...

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