[un vecchio post che ripropongo con immutato orgoglio]
Ecco dunque cosa accadde.
Succede, quando prendi gli oppiacei (la roba, o il metadone, o tutte e due insieme), che il fegato si addormenta e non se la sogna nemmeno di fare un passo... così ti ritrovi ignaro e carico di merda finché il bello addormentato non si risveglia... senti che qualcosa bussa alla tua porta sul retro.
Insomma è accaduto questo. Ero sulla tazza che sapevo che l'avrei combinata grossa, uno che come me ha una media di due cacate al giorno è ovvio che se uno perde una giornata si trova poi a doverne pagare i debiti... nulla di così drammatico se non fosse per quel principio d'emorroidi che da qualche anno affligge il mio culetto magrolino.
Così, sulla tazza, sapevo già cosa sarebbe fuoriuscito da me. Lo so dai crampi allo stomaco che non sono forti ma belli profondi... ormai mi conosco così bene che dal tipo di crampo so riconoscere il tipo di merda (voi ne siete capaci?). Mentre cercavo di far finta di niente ché, ho imparato, il mio culino è un tipo riservato in queste situazioni, io leggo e mi isolo cosicché lui possa fare il suo lavoro. Con i Peanuts in mano sento che scende prepotentemente... eccolo, eccolo! E un lieve tremito che parte dall'osso sacro percorrendo tutta la spina dorsale, fino alla cervicale, mi galvanizza per un paio di secondi fino al piacevolissimo suono, come il cha-ching! per i fanatici di slot-machines, che mi notifica la fuori uscita della merda (PLOF!).
Rimango ancora un po' lì a godermi la fatica, ad ansimare qualche secondo e sentirmi il buchetto dilatato cercando di immaginare se è così anche in altre situazioni. Poi mi pulisco e - gioia, gaudio e tripudio - la carta è bianca: lo stronzo era così compatto ed unto che non ha lasciato nessuna appendice di sé durante la sua espulsione. Poi mi alzo, come una madre col figlio, voglio vedere cos'è uscito da mio corpo e lo vedo. Vedo un caccone bello grosso, di un diametro e di una lunghezza che potrebbero ricordare le forme peniali dell'amico congolese di vs. madre (con risp. parl., stronz.). Bello lucente, rorido e maestoso, se ne stava lì a giacere - mezzo fuori, mezzo dentro - sull'acqua del gabinetto, come un boss se ne sta sul bordo piscina a godersela. Era davvero huge, e mi dava da pensare: se questo piacere evacuativo è simile a quello penetrativo, quasi quasi mi faccio frocio. Guarda lì che pezzo di minchia nera il mio culino potrebbe ospitare! E quello sarebbe un pezzo raro, eh. Figurati con un pisello di medie dimensioni.
Ma poi lasciai cadere il pensiero mentre tiravo lo sciacquone e salutavo il mio caccone che a fatica soccombeva alla forza dell'acqua corrente.
Ecco dunque cos'è accaduto, amici! Il miracolo della Merda. Che è come partorire, ma il caccone che fai non lo devi covare nove mesi, non ti dà nausee nè tantomeno vieni preso d'assalto da assistenti sociali se decidi di chiamarlo "stronzo".
La merda è una faccenda prettamente maschile, ci pensavo poc'anzi. Perché è il nostro modo di partorire e nel nostro piccolo, anche noi, ci sentiamo comunque fautori di qualcosa che è uscito da noi. Il nostro orgoglio, la nostra gioia, la nostra vita! E' forse questo il motivo per cui siamo tanto fissati con la merda. Come Elia che è già la seconda volta che mi mostra una foto scattata col cellulare di un suo super-stronzo; come Benigni che ne canta le gioie nel suo Inno Del Corpo Sciolto; come Gulliver che nei viaggi incontra uno scienziato che vuol trarre nutrimento dalla merda; come a Ginevra - come ci fa sapere South Park - che c'è una scuola che misura la merda in Kurix e Bono Vox detiene il record di stronzo più grande del mondo; come Gargantua che appena a cinque anni ha già composto un rondò e fa una prosopopea sulla merda*; e come già il Sommo Dante ci rimeggiava all'Inferno, incontrando Alessio Antelminelli da Lucca col capo sì di merda lordo; come Francois Ubu che, nel suo famoso intercalare, la storpia in Merdra; come Mozart che la mangiava e cacava della musica meravigliosamente unica; come Piero Manzoni che la racchiuse in barattoli e ci fece notare che la sua merda era diversa perché d'artista; come gli Skiantos che hanno per l'appunto fatto un pezzo che si chiama Merda d'Artista, dove l'arte si contrappone alla merda, perdendo, perché "la merda è solida e l'arte è metaforica"; difatti per questa peculiarità proprio De André ci ricorda che "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior"; così come Sigmund Freud, per certi versi, si stupisce del fatto che adesso aborriamo la merda e con ella apostrofiamo le persone per offenderle, mentre primordialmente la popò era la ciò che animalescamente ci aiutava a conoscerci, come ci ricorda ne Il Disiagio Della Società; giacchè pure Céline non la trovava più disgustosa di altro, ricordandoci che è più complicato e penoso della defecazione il nostro sforzo meccanico di conversare così il suo "allievo" Bukowski trovava di ordinaria follia il fatto di dover parlare delle emorroidi e dei patemi durante le sue cacate.
Quindi, e mi rivolgo a chiunque scarichi il gabinetto senza un leggero senso di colpa, voi tutti che pensate che la merda sia qualcosa di fastidioso, di schifoso, di inutile...eccovi qua spiattellato quanta Arte è cosparsa di Merda (e quant'altro non ho nominato nella lista!), quanto la Vita sia imprerogabilmente collegata alla Merda, perché la merda è di tutti e non ha sesso e noi tutti dobbiamo renderci conto che è pura come l'Amore. Perché la merda - come gli spermatozoi - crea l'esistenza e la merda - come un figlio - cresce dentro di te per poi essere partorita.
Dunque ricordatevi, prima di pensare di chiamare qualcuno o associare bassa qualità con la merda, che, citando Artaud, "là dove si sente la merda, si sente l'essere"
Ed ora andatevene tutti a cacare.
* Cacando l'altro giorno ebbi a sentire
Quella gabella che al mio cul dovevo;
Ma l'odore non fu quel che credevo,
Ché dal puzzo credetti di morire.
Oh! se qualcun m'avesse in tal martire
Portata quella che sempre attendevo
Cacando!
Io certo avrei saputo a lei coprire
Il suo buco davanti, come devo.
E lei col suo ditino, in gran sollievo,
Il mio buco di dietro garantire,
Cacando.
(F.Rabelais, Gargantua e Pantagruele, Lib.I, cap. XIII)
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