martedì 17 febbraio 2015

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ExZema



La mia vita sentimentale lascia molto a desiderare... è così brutta che pare uno sketch di Maurizio Crozza.
Col tempo ho imparato, poco, ma ho imparato qualcosa riguardo me stesso... e l'amore, in generale. Prima però premetto una cosa: come tutti anche io sento il bisogno d'amare, solo che col tempo, e a mie spese, ho compreso che il mio è davvero un modo piuttosto spastico di dimostrare tale sentimento... va precisato che io non ho alcuna stima della mia persona e quindi, la mia eventuale compagna, verrà transustanziata, grazie al mio carisma e alle mie doti da imbonitore di bestie, in una me al femminile... e poi da lì inizio a cercare di amarla per vedere se così, alla fine, riesco dunque ad amare me stesso. E' una cosa abominevole, è vero, ma chi disse che in amore e guerra tutto è concesso probabilmente si aspettava anche di peggio.
E poi guardiamoci in faccia, senza cercare scuse o fare retoriche filippiche per cercare di conservare la nostra integrità morale... nessuno ama veramente l'altra persona! Come specchi, i nostri partner, ci mostrano più belli, più soddisfatti, più completi... non capiremo mai che abbiamo davanti un altro essere vivente finché quello specchio non cesserà di rifletterci e ci si parerà inanzi, nella sua intera ed umana bruttezza, un'altra persona... è da qui che poi comincia la sopravvivenza di coppia, nell'abitudine e nella flebile speranza di ritrovarci davanti a noi, ancora una volta, quello specchio che tanto ci faceva sentire giovani ed appagati... l'amore non è alto che la forma più narcisistica dell'egoismo. 
Per questo motivo non credo all'amore eterno, credo invece ad una commistione di empatia, entusiasmo ed abitudine che si manifestano in contemporanea al momento che incontriamo qualcuno che riesca a stimolare i nostri recettori chimici ed i nostri canoni estetici. Quando poi la passione se ne va rimane solo l'abitudine che ogni tanto ti rinfresca, con qualche barlume nostalgico, la memoria dei tempi che furono... e allora sei fregato, perché quello che hai investito, promesso o condiviso non ti appare più come qualcosa di sereno, no! è diventata una prigione arredata col Feng-Shui e convissuta con una persona che credi di avere in qualche modo truffato. E' tutto un compromesso, un tacito compromesso... per quanto lo ignoriamo o non vogliamo accettarlo il compromesso è parte integrante del nostro quotidiano, è come avere un dito ficcato su per il culo: da principio è piuttosto fastidioso ma, col tempo, ti rendi conto che, ok, non è così male... finché, alla fine, manco ti accorgi di avercelo dentro. Siamo sopravvissuti a tutto, in fondo, e come un angelo custode, il compromesso, ci ha sempre ricordato il limite della nostra mediocrità.
Nessun piacere è tale come la soddisfazione di un bisogno... l'amore infatti non vi è contemplato, l'amore è la creazione di un altro bisogno affinché possiamo poi soddisfarlo e quindi trarre piacere da esso. E' per questo motivo che molte persone restano scottate dalle relazioni... è come avere la diarrea e poi trovarsi magicamente un tappo su per il culo: da qualche altra parte lo dovrai pur farlo uscire quel bisogno o sennò finisce che diventi talmente pieno di merda da essere considerato tu stesso un povero stronzo. Ci innamoriamo, ci lasciamo, ci usiamo e coccoliamo e durante tutto questo tempo non ci rendiamo conto di quanto l'illusione, per tutti noi, ci sia indispensabile... ci illudiamo ogni giorno, costantemente, addirittura senza più neanche a soffermarsi sulla stupidità di alcune illusioni tanto sono entrate nel quotidiano, tanto sono ovvie ed pressoché automatiche... come il mangiare quando si ha fame o il grattarsi quando ci prude qualcosa. 
Io sono sempre stato lasciato. Sempre. Ho avuto cinque storie più o meno serie ed in queste cinque storie sono stato io quello che poi alla fine l'ha presa in culo. Cambia il refrain ma la musica è sempre la solita: non sono una persona con cui una ragazza vorrebbe starci. Che sia inaffidabile, lontano, privo di iniziativa, anaffettivo, stronzo, cinico, senza alcuna voglia di impegnarmi... fatto sta che dopo un po', chi più in fretta chi più piano, tutte si accorgono della truffa che sono e rimango solo. Solo, con molti rimpianti e con i miei bei ricordi di quando stavamo insieme. 
Non so perché ogni volta che finisce una relazione mi metto subito in cerca di un'altra, è un controsenso abbastanza fastidioso, perché quando sto con qualcuno, alla lunga, vorrei essere solo, quando sono solo voglio qualcuno per riempire la mia vuota vita. E' che non ci riesco a ridurre tutto ad una questione di sesso, non mi piace, non mi riesce e, parliamoci chiaro, se qualcuno dovesse fare soltanto sesso con me... meglio un vibratore, o un cadavere, che almeno con il rigor-mortis avrà un'erezione sicuramente migliore della mia. Con quelle avventurette di solo sesso, devo dire, ci ho bilanciato la mia situazione di mollato, perché con le ragazze con cui ho avuto questi menàge, dopo aver fatto ciò che doveva essere fatto, in un modo o in un altro, le ho sfanculate a dovere. 

Ecco com'è andata. Successe più o meno nei tempi in ero stato mollato... praticamente decisi che per il momento mi sarei occupato solo di buttarlo in corpo a qualche ragazza, il resto non m'interessava. La prima della lista fu Martina, una ragazza madre che prendeva il bus con me. Era così palese il fatto che le piacessi che fu proprio facile farmela. La chiamai a casa mia, lei venne, qualche minuto di felici chiacchiere e dopo un quarto d'ora ce l'aveva già in pancia. La cosa piuttosto imbarazzante fu che lei iniziò a dirmi "Ti amo, oddio quanto ti amo..." e a me l'idea di mettermi con lei me lo fece quasi ammosciare. Mentre lei cercava di farlo tornare su con la bocca io pensai ad una diabolica quanto subdola tattica per sfancularla senza ferire i suoi sentimenti... un piano ingegnoso ma azzardato... forse lo misi in atto perché in quel periodo non stavo troppo bene mentalmente e, a dire il vero, non mi importava poi molto della possibilità che la cosa potesse diventare nota. Successe che dopo aver finito di fare la bestia a due schiene io mi alzai, manco mi trattenni sul letto accanto a lei, no, mi alzai, nudo, presi un piatto in cucina e iniziai a prepararmi una striscia di eroina... lentamente, aspettando a tirare perché lei arrivasse in tempo per vedere farmi. Infatti arrivò... "Ma cosa fai?" mi chiese alquanto scossa. 
"Eh, dissi io, ho un grosso problema..." mi ficcai la banconota nella narice destra e tirai su, avidamente, il tutto. Martina mi guardava basita senza capire niente, senza sapere cosa dire né cosa fare.
"Siediti un attimo", le dissi io, paternamente. "Ho questo grosso problema, e te ne volevo parlare, ma non ci sono riuscito perché ero troppo preso da te..."
Poi lei mi fece le solite domande che si fanno ai tossici, tipo quando è iniziato, perché, percome e cazzate del genere. Io rispondevo sinceramente ma esageravo sulle quantità e sui metodi d'assunzione. "Adesso non mi sono fatto in vena per non farti del male", le dissi bugiardamente... cosa che poi sarebbe potuta essere smentita dalla totale assenza di buchi nelle braccia ma lei, povero cuore, era troppo intontita da quel potpourrì di emozioni che le stavo gentilmente regalando.
"Io ti amo, disse, ma ho una figlia, e lei viene prima di tutto..."
Feci l'amareggiato che però capiva la situazione. Lei stette dell'altro da me, mi sbaciucchiava, mi toccava, voleva farlo un'altra volta... ma io mica avevo altro da dire o da fare con lei che le indicai gentilmente la porta, adducendo come scusa il prossimo arrivo di uno spacciatore in casa mia. Lei filò. Per il mio compleanno mi mandò un sms strappalacrime dove si augurava il meglio per me e che, se volevo, lei ci sarebbe stata. Non le risposi, non l'ho più cercata.

La seconda si chiama LauraLaura ha dieci anni meno di me, è piccola, tonta ma molto bella. Ci conoscemmo a lavorare in fabbrica, col tempo finì che ce la portavo io a lavoro dato che non aveva ancora la patente... anche perché eravamo diventati amici. Ci facevamo le canne insieme. Lei fumava davvero tanto, raccattava certe balle che era uno spasso star con lei, fumati, a parlare. Laura mi piaceva, ma non ci sarei mai potuto stare insieme: nessuna cultura, nessun interesse... niente coinvolgimenti, insomma, che non fossero quelli di natura sessuale... decisi che dovevo farmela. Era un'impresa piuttosto difficile sulla carta: lei era fidanzata con un cazzo di coglione geloso e rompicazzo, lei diceva di amarlo, lei non l'aveva mai tradito... tutte cose che subdolamente riuscii a tirarle fuori mentre stavamo in casa mia, sul dondolo della terrazza, a fumarci le canne. Quando fumava L   a diventava un rubinetto di parole, tirava fuori le sue frustrazioni di coppia, il suo ragazzo non voleva che lei si facesse le canne, che uscisse il sabato sera da sola o qualsiasi altro giorno... lui però no, lui usciva, e andava in discoteca almeno due volte a settimana... e se lei chiedeva di andare con lui ed i suoi amici in discoteca ecco che lui si rattristava e s'incazzava perché se ci fosse stata anche Laura, il povero stronzo, doveva passare la sera a guardarle il culo da probabili avvenenti avventori. 
Un pomeriggio, tra noi, ci fu quella che si chiama "tensione sessuale". Avevamo fumato, stavamo ridendo di qualche cazzata che avevo detto e lei mi disse: "Perché il mio ragazzo non può essere come te?" e poi ci fu solo del silenzio pesante. Ci guardammo a lungo, c'era imbarazzo nell'aria, si poteva annusare, derivato da un desiderio che era quello di farsi caricare da me. Si alzò in piedi e se ne andò via di corsa, manco volle che l'accompagnassi. Rimasi un po' interdetto, ma dopo una sega chiarificatrice adottai una strategia. Ci vedemmo qualche sera dopo, ero andato da lei in macchina, lei aveva due ore libere perché il suo ragazzo era a giocare a calcetto, il cornuto, e lei se ne approfittava per fumare con me. Avevo dell'erba davvero potente, che non ti lascia sfatto a sedere ma ti dà brio, era il tipo di erba giusto per i miei scopi.
Fumammo, appartati, al buio, a finestrini chiusi. Poco dopo le salì la fiammata, mentre a me no, io mi ero fatto di roba prima di andare da lei per non raccattarla troppo alta con l'erba. Le dissi che il suo ragazzo è fortunato, che lei è una ragazza bellissima... che quel bastardo sicuramente le ha messo le corna, cosa che io non farei mai, io, figuriamoci, una come lei la sposerei... che al posto di stare a calcetto, a farmi la doccia con un sacco di maschi nudi, avrei di gran lunga preferito farla con lei la doccia... da una parte tiravo merda al suo ragazzo, dall'altra diventavo sempre più audace. Poi ci fu di nuovo quel silenzio... era il via. Le misi la lingua in bocca, poi altro, e poi la caricai in macchina, due volte, senza alcuna protezione. Fu abbastanza deludente. Che c'entra, lei era bella soda e ben tornita, ma nelle mie seghe mi ero fatto tutt'altra idea di come sarebbe stata durante una scopata.
Dopo, appoggiata a me, mi disse trasognata: "Chissà come sarebbe stare insieme..."
Io mi irrigidii e tirai fuori il suo ragazzo. Non puoi lasciarlo dopo cinque anni che ci stai insieme, non puoi mandarlo a cacare per il primo stronzo che passa solo perché lui adesso è a calcetto... non credi che sarebbe subdolo da parte tua? Iniziai ad usare paroloni che lei, non troppo ferrata nella lingua italiana, non riusciva a capire e a contestualizzare nel discorso che le facevo... credo che abbia capito il senso: stai col tuo ragazzo ché tanto io ho già fatto il mio comodo. Se ne andò un po' perplessa a casa. Quando la rividi, dopo un sacco di mesi, mi fece le feste come si fanno ad un vecchio amico.

L'ultima si chiama Manuela, mia collega di lavoro in fabbrica, di 38 anni, con l'occhio in fuorigioco dal troppo MDMA calato in gioventù, molto affabile e piuttosto troia. Non lo dico con cattiveria, figurarsi, ma lei le piaceva davvero farsi scopare un po' a destra e a sinistra. Negli ultimi tempi era diventata meno vispa, aveva deciso che se voleva scopare con qualcuno ci si voleva prima mettere insieme. Cosa che, se nel tempo avevo covato un qualche pio desiderio di metterla a diacere, con questa notizia lasciai del tutto perdere. Mi chiamava per la roba, gliene portavo un po', lei la fumava, io la tiravo, mi dava i soldi spesi ed amici come prima. Una volta che andai da lei un suo amico le aveva regalato due pezzi di coca... lei aveva provato a fumarla con la stagnola, come se fosse eroina, con risultati disastrosi... la rimbrottai come si fa con un cane che caca sul tappeto... non riuscivo a tollerare lo spreco di sostanza in quel modo. "Si tira, la coca, o se la vuoi fumare la devi basare!" dissi io incazzato, "Gnamo, fai poche storie e fatti una riga."
Lei tirò. Lo feci anch'io. Era davvero buona. Mi aveva messo voglia di trombare. Allora per spingerla a tornare la brava troia che era le consigliai di fare un'altra riga. Lei non voleva, io insistevo bonario... la convinsi. Tirò e dopo il tempo di una sigaretta mi sembrò di cogliere, nel modo in cui mi guardava, una certa voglia anche da parte sua. Iniziai a fare allusioni su di lei, a scherzare usando metafore sessuali, fino a che non mi sono ritrovato in una sfida: se avevo o meno il coraggio di baciarla. Pff, ero così fatto che mi sarei chiavato pure un comodino, così le saltai quasi addosso e le cacciai spudoratamente la mano in mezzo alle gambe, così, audace, senza freni... lei si entusiasmò del mio gesto e mi premiò con un pompino come non credo di aver ricevuto mai... leccava, e succhiava... menomale mi ero fatto la doccia il giorno prima... poi lo facemmo sul divano. Quando venni quasi manco me ne accorsi, ce l'avevo ancora in tiro... lei mi propose di passare dalla porta sul retro, aveva il lubrificante della Durex nel cassetto, la troia... io, che non sono mai stato attratto dal culo, glielo svergai senza farmi pregare... la cosa che mi lasciò un po' così fu il fatto che entrò praticamente senza quasi alcuno sforzo... chissà che valanga di cazzi avrà visto quel bel culo. Va detto che venire in un culo è molto ma molto strano... diverso dall'eiaculazione nella vagina... lì è stretto, ti tira in un modo particolare...
Dopo restammo sul letto, lei iniziò con la storia di stare con qualcuno... che io le piacevo ed era tanto che voleva fare questo con me... magari saremmo potuti uscire dopo, o, eventualmente, domani... si poteva andare ad Arezzo, per comprare la roba... cercava di mettermela bene, Manuela, per non mandarla in culo dopo essermela scopata in ogni buco. Ci teneva davvero al fatto che non finisse tutto lì. 
"Ho la ragazza." le dissi. Non era vero.
"Allora sei proprio un pezzo di merda!" mi urlò. Era vero. 

2 commenti:

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