Il mio smartphone non ha la batteria, ha un conto alla rovescia. Come lo stacco dalla carica ecco che inizia con il countdown: 100... 99... 98... e così via. Non faccio a tempo a godere delle millanta applicazioni che questo gioiello della tecnologia mi offre che l'icona della pila segna già rosso! La batteria di questi cellulari sembra la metafora dell'umanità occidentale nel ventunesimo secolo: effimera, inaffidabile e piena di litio.
Dopo molti anni, alla fine, anche io mi sono fatto un telefono di nuova generazione. Ero sempre stato reticente nei confronti di queste macchine infernali ma quando si è presentata l'occasione ho ceduto miseramente al tranello... in soldoni: mi è stato regalato. Niente come la gratuità travia qualsivoglia principio morale.
Ora, come i più, mi trovo in balìa del telefonino, come il cazzo di un adolescente, sempre in mano, sempre a guardarlo, sempre a toccarlo... sono diventato quel che ho solitamente giudicato con disinteressato disprezzo, sono connesso ora, multitasking, al passo coi tempi... ho timore della possibilità che arrivi il giorno in cui mi troveranno a petto nudo a farmi dei selfie. Già, i selfie... durante la mia gioventù, quando tenevi in mano qualcosa così a lungo, chiuso in bagno, davanti allo specchio, beh, in quel caso qualsiasi genitore avrebbe ricordato a quel malandrino d'un figliolo che alla lunga sarebbe diventato cieco.
La mia diffidenza verso gli smartphones nasce da una banalissima ritrosia nei confronti delle mode imperanti... è una cosa piuttosto stupida, lo so, ma anche Hitler e gli U2 sono stati principalmente un fenomeno di massa. Suonerà snob ma ho sempre guardato con sospetto ai gusti e alle tendenze della maggioranza. Trovavo, prima, piuttosto orrendo che un coglione qualsiasi, durante una conversazione, tirasse fuori il proprio telefono e smettesse di degnarmi lasciandomi alla mercede dei suoi "ah-ha" mentre si eclissava dinanzi al proprio cellulare. E' un po' come guardare un vecchio che si masturba pubblicamente all'uscita della scuola elementare: una cosa deprecabile e fastidiosa... almeno fin quando non sei tu a farlo.
Un'altra cosa che mi teneva lontano dai telefonini era la paura di diventare come coloro che biasimavo. Tipo la patente per la macchina, quella, io, mica la volevo prendere... perché vedevo quei poveri disperati che imprecavano, urlavano, sbuffavano, s'innervosivano quando guidavano ed io, pensavo, fosse un retaggio atavico che ogni persona sa di avere non appena poggia il culo sul sedile del guidatore. Così col cellulare mi lasciava perplesso l'idea che un giorno sarei potuto essere uno di quei punti interrogativi ambulanti, curvi sul collo, il muso riflesso di luce al led, incurante del mondo. Uno di quei dementi che va ad un concerto e lo guarda attraverso il telefono; uno di quei ritardati che fotografa il pasto che dovrà consumare e lo posta sui social-network; uno di quei tamarri che parla col viva voce davanti a tutti, come se i cazzi suoi fossero di pubblico dominio; uno di quei balordi che vive in simbiosi col proprio apparecchio, sempre on-line, alla disperata ricerca di wi-fi manco fosse succo di passera; uno di quei rivoltanti idioti che esce con gli amici e poi passa tutto il tempo a guardare video su You-Tube aggiornando lo status su Facebook ed ignorando tutto il resto. E' molto snob, lo ammetto, ed anche piuttosto scontato, ma io non sono un patetico promotore della socialità umana, io sono felice di questa inflazione sociale data dalla somma di internet più cellulare. Io tifo per l'involuzione/rivoluzione delle macchine, che ci distacchino ulteriormente l'uno dagli altri, che ci faccia sentire al sicuro, davanti a quel meraviglioso schermo luminoso, mentre parliamo, messaggiamo, offendiamo ed altre porcate che la natura umana ci impone. Questi smartphones ci hanno finalmente fatto capire che siamo schiavi, che la libertà, per gli esseri umani, concettualmente, non esiste... saremo sempre schiavi di qualcosa, della legge, della religione, delle persone o dei bisogni ed eccolo, qui, a ricordarcelo, questo piccolo parallelepipedo di plastica e vetro a cristalli liquidi, che ci risucchia, ci attira, ci attrae e ci dà quel senso fame che ci costringe a non togliercelo di mano, mai. Sono quasi sicuro che dietro a tutto questo ci sia qualcosa di vagamente sessuale... ma non sono Freud, quindi soprassiedo.

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